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 Allerta meteo: temporali al Nord, ondate di calore al Sud ROMA - Ancora maltempo al nord: nelle prossime ore una perturbazione atlantica interesser
à le regioni settentrionali, dove già da giorni si registra una situazione di spiccata instabilità, portando piogge e temporali anche localmente molto intensi che interesseranno più marcatamente i settori alpini e prealpini. Il Dipartimento della Protezione Civile ha dunque emesso un allerta meteo a partire dal pomeriggio di oggi, prevedendo piogge e temporali su tutto il nord, con particolare intensità su Piemonte e Lombardia e, per la giornata di domani, anche sul Friuli Venezia Giulia. La sala situazione Italia del Dipartimento seguirà l'evolversi della situazione in contatto con le Prefetture e con le locali strutture di protezione civile. TEMPERATURE ALTE AL SUD, LUNEDI' ATTESE ONDATE CALORE - Non accenna a finire l'estate, almeno al sud: tra Sicilia e Calabria le temperature nel fine settimana stazioneranno ben al di sopra dei trenta gradi e per luned
ì, a Palermo, Messina e Reggio Calabria sono attese ondate di calore. Il Sistema nazionale di sorveglianza sulle ondate di calore del Dipartimento della Protezione civile, attivo in 26 citt
à italiane, segnala che nel week end in sei città - Bologna, Roma, Bari, Reggio Calabria, Messina e Palermo - si arriverà al 'livello 2' di allerta, quello che fa segnare "temperature elevate e condizioni meteorologiche che possono avere effetti negativi sulla salute della popolazione a rischio". Le temperature variano dai 33 gradi di Roma, con la temperatura percepita che raggiunge i 36, ai 37 gradi di Reggio Calabria, dove per
ò la temperatura percepita arriva a 42 gradi oggi e 41 domani. Per lunedì, inoltre, a Messina, Palermo e Reggio Calabria si raggiungerà il 'livello 3' di allerta, quello che prevede "ondate di calore con condizioni meteorologiche a rischio che persistono per tre o più giorni consecutivi" e che necessità "interventi di prevenzione mirati alla popolazione a rischio". (ANSA)
 TIFOSI, L'OMBRA DELLA CAMORRA. VELTRONI ATTACCA IL GOVERNO ROMA - Le parole del capo della Polizia Antonio Manganelli, che ha ipotizzato la mano della camorra negli incidenti provocati dai tifosi napoletani domenica scorsa, hanno sollevato, sia pure indirettamente, un polverone politico. E' stata infatti la prima reazione del ministro della Difesa Ignazio La Russa, che ha condannato quella analisi definendola solo un ''alibi'' (perche', ha detto, i teppisti sono ovunque), a creare il 'caso'. Si', perche' il reggente di An, come ha spiegato successivamente 'correggendo' il suo giudizio (probabilmente anche per tamponare l'idea di un 'conflitto istituzionale'), ha risposto di getto alle domande dei giornalisti sull'infiltrazione della camorra senza pero' sapere che chi ventilava quell'ipotesi era proprio il capo della Polizia. Sta di fatto che la condanna da parte del ministro della Difesa delle parole di Manganelli (perche' cosi' e' stata subito letta politicamente quella sortita) ha sollevato un polverone. Sorpresa e sconcerto hanno attraversato anche la compagine governativa. Si e' saputo tra l'altro che il ministro dell'Interno Roberto Maroni, che ha ''condiviso in pieno'' quanto affermato dal capo della Polizia, si e' molto sorpreso per l'uscita del collega della Difesa, di cui non avrebbe ben compreso la 'ratio'. Scontato quindi l'attacco giunto dall'opposizione. Marco Minniti. ministro dell'Interno nel governo ombra, ha tradotto le critiche di La Russa come una ''sfiducia'' a tutti gli effetti verso le forze di polizia. Persino il comunista Oliviero Diliberto e' sceso in campo per portare la sua ''solidarieta''' e il suo ''sostegno'' a Manganelli. Ma l'affondo finale e' arrivato da Walter Veltroni, che ha messo nero su bianco il suo atto di accusa contro un esecutivo che ''e' contro la Polizia'': ''In pochi mesi - ha detto il leader del Pd - prima i tagli alle risorse per le forze dell'ordine, poi la decisione di schierare l'esercito al posto della Polizia, ora questo attacco di La Russa su un tema cosi' delicato ed allarmante come la violenza dei teppisti. La Polizia e' un presidio importante che va invece difeso''. Parole di fuoco che hanno fatto inalberare Maurizio Gasparri: ''Una fesseria'', ha detto il capogruppo del Pdl al Senato, che accusa il leader del Pd di ''giocare a chi la spara piu' grossa''. Mentre Andrea Ronchi ha invitato Veltroni a ''leggere bene'' le dichiarazioni di La Russa che peraltro, fa sapere sempre il ministro per le Politiche comunitarie, ha avuto un 'lungo e amichevole' colloquio con Manganelli. La dichiarazione che Veltroni, secondo Ronchi, dovrebbe leggere meglio, e' ovviamente quella ''riparatrice'' con cui e' stato corretto il tiro. In quella 'puntualizzazione' giungono da La Russa attestati di stima nei confronti di Manganelli (''ne conosco personalmente la serieta' e la competenza''), le cui parole - sottolinea il ministro - ''sono certo fondate''. Resta pero' un punto fermo del ragionamento del ministro: ''Cio' non toglie che violenze analoghe siano in passato accadute anche in citta' del Nord come del Sud dove non si puo' parlare di presenza della criminalita' organizzata''. (ANSA)  INCIDENTI STRADALI: CINQUE GIOVANI MORTI NEL BARESE BARI - Rientravano da una festa in un locale della zona i quattro giovani di Molfetta che hanno perso la vita la scorsa notte, insieme con un loro coetaneo di nazionalita' albanese, nello scontro tra due auto di grossa cilindrata avvenuto lungo la statale 16, nel tratto tra Molfetta e Bisceglie. I quattro avevano partecipato a una festa di compleanno. Verso le 3:30, mentre percorrevano a bordo di una Mercedes condotta da Lazzaro Rizzi, di 27 anni, il piu' grande della comitiva, la statale da Bisceglie a Molfetta la loro vettura ha invaso la corsia opposta scontrandosi con la Volvo con a bordo i due giovani albanesi. Nello scontro, frontale, i cinque sono morti sul colpo. Oltre a Rizzi, nella Mercedes viaggiavano Annalisa De Ceglie di 24 anni, Sergio De Gennaro, di 23, e Elisabetta Cagnetta, di 21. I due albanesi che viaggiavano a bordo della Volvo erano diretti a Bisceglie. Il conducente, l'unico superstite dell'incidente, ricoverato in gravi condizioni al 'Bonomo' di Andria, il 20enne Ramaj Elvis, aveva finito di lavorare, a Molfetta, in un locale, e stava accompagnando il suo amico, Dritam Hoxhla, a Bisceglie. Sul corpo di Rizzi, ora, saranno eseguiti esami tossicologici. I prelievi saranno fatti in serata nel corso dell'autopsia disposta dal pm di Trani Michele Ruggero. E' stato Ramaj Elvis, l'unico superstite dello scontro, a riferire ai carabinieri cosa fosse accaduto, prima di essede condotto nella sala operatoria dell'ospedale Bonomo di Andria dove i chirurghi stanno cercando di salvargli la vita. Elvis aveva finito di lavorare in un locale e avrebbe dovuto accompagnare il suo connazionale a Bisceglie, nelle campagne. Qui, l'amico Dritam avrebbe dovuto iniziare la sua giornata di lavoro. I due albanesi vivevano a Giovinazzo e in citta' ne parlano tutti come di due bravi ragazzi, due lavoratori. E proprio per questo, per lavoro, la scorsa notte stavano percorrendo la statale Adriatica. Lazzaro Rizzi, 27 anni, che guidava la Mercedes, lavorava in una officina meccanica come elettrauto e da sempre nutriva una grande passione per i motori, raccontano a Molfetta, e per le motociclette. Era anche iscritto ad una associazione cittadina di appassionati di moto. Gli amici in auto con lui erano studenti o inoccupati. (ANSA)  REP. DOMINICANA: SI SCHIANTA BUS, TRA LE VITTIME ITALIANI Ventinove morti, tra i quali almeno sei italiani, e trenta feriti. E' il bilancio del grave incidente che ha coinvolto oggi nella Repubblica Dominicana (sull'autostrada Higuey-La Romanadue) due autobus, di cui uno con un gran numero di turisti italiani a bordo, ed un furgoncino. Secondo quanto si apprende alla Farnesina, gli italiani morti sono almeno sei, mentre ci sono anche diversi feriti, tre dei quali gravi, che sono gia' stati trasportati in elicottero nella capitale, Santo Domingo. Secondo una prima ricostruzione fatta dalla polizia dominicana, l'incidente ha avuto due momenti: il furgoncino ha tentato un sorpasso impossibile all'altezza del Cruce de Benedicto (200 chilometri dalla capitale) e si e' scontrato frontalmente con un autobus del Sindacato degli autisti professionisti di La Romana ('Sichoprola') con a bordo una cinquantina di passeggeri dominicani. Dopo l'impatto, e mentre gia' si stavano recuperando i cadaveri di morti e feriti, l'autobus della compagnia FL Tours che aveva a bordo una comitiva di turisti stranieri, quasi tutti italiani, e che era diretto a Bavaro, si e' schiantato ad alta velocita' contro il primo automezzo che era rimasto di traverso sull'autostrada, ribaltandosi. Gran parte dei morti e feriti, riferiscono i media dominicani, sono stati trasferiti nell'ospedale Nuestra Senora de La Altagracia di Higuey, mentre altri sono stati condotti in centri sanitari di La Romana. L'ambasciatore italiano nella Repubblica Dominicana, Enrico Guicciardi, ha detto all'ANSA che le autorita' diplomatiche italiane stanno lavorando d'intesa con i responsabili dominicani per poter giungere all'identificazione delle vittime italiane. (ANSA) |
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 SUDAFRICA 2010: ITALIA VINCE 2-1 A CIPRO LARNACA (CIPRO) - Berlino, cosi' lontana cosi' vicina. Lo aveva detto Marcello Lippi, alla vigilia del suo ritorno azzurro non amichevole due anni dopo il Mondiale vinto: nel calcio, specialmente nel suo, i risultati spazzano via le parole. E se l'Italia per 90' e' apparsa lontana parente di quella vincente e sicura di se' nel 2006, e' invece parso un film gia' visto quello di una Nazionale capace di ribaltare all'ultimo istante la partita: il 2-1 di Di Natale e' arrivato al 96', quando oramai il pubblico di Larnaca gia' si rammaricava per le occasioni di vittoria sprecate. Neanche fosse un rigore procurato da Grosso o un 'coup de tete' alla Zizou. Sa insomma di beffa alla piccola e orgogliosissima Cipro la vittoria in extremis con la quale l'Italia, fresca di scudetto da Campione sul petto, comincia la sua qualificazione ai Mondiali 2010. Perche' il gol dell'attaccante azzurro, autore di una doppietta personale, arriva all'ultimo respiro sull' ulteriore prolungamento di tempo per l'uscita di Aloneftis, il migliore dei suoi, costretto dai crampi a fermarsi. E perche' se c'era stata una squadra ad andare vicina alla vittoria, era stata proprio la cipriota. Finita con un colpo di fortuna, cercato si' nella giocata ma poco consequenziale all'andamento dell'incontro, la partita azzurra era d'altra parte cominciata con una piccola maledizione: quella del doppio infortunio di Gamberini (lussazione alla spalla al 1') e Grosso (costola rotta): due perdite e soprattutto due sostituzioni che hanno bloccato ulteriori cambi previsti. Tutto nel giro di 17 minuti, potenza della cabala. Risultato, il tridente scelto da Lippi col doppio centravanti e' andato in sofferenza continua, grazie anche a un Toni pesante, zavorra per il gioco azzurro. E' un 4-3-3, piu' che un 4-4-2, e l'Italia va in sofferenza subito, non solo col centrocampo Camoranesi-Pirlo-De Rossi. Dall'altra parte, Cipro schizza velocissima sulle fasce, con la piccola ala Aloneftis ora a sinistra ora a destra, e poi Okkas davanti e Charalambidis sulla fascia. Risultato, nei primi sette minuti l'Italia dei Campioni va sotto con la minuscola Cipro: Buffon salva due volte (al 4' su Aloneftis, al 7' di piede su Constantinou), Barzagli subentrato a Gamberini e' in grave difficolta' e pare graziato dall'arbitro al 6', quando frana in area su un avversario. Eppure la partita sembra prendere la piega giusta al primo affondo azzurro. Grosso si sgancia e apre la difesa, De Rossi mette dietro dove Di Natale finta e di destro infila sul primo palo. E' l'8', ma non basta a scoraggiare i ciprioti. Gia' all'11' e' di nuovo paura azzurra: Buffon prima esce su Okkas al limite poi e' salvato da Cannavaro, che sulla linea respinge a porta vuota la ribattutta di Costantinou. Quando riesce a saltare la selva di centrocampo, l'Italia mette in crisi la leggerissima difesa di Cipro. Camoranesi -Pirlo-Camoranesi al minuto numero 13 e' una combinazione chiusa con un pallonetto troppo morbido, l'italo-argentino ci riprova da fuori al 23'. Invece, cinque minuti piu' tardi, arriva il gol di Aloneftis: una dormita della difesa azzurra, Cassetti in testa che non spazza su respinta di Buffon. La piccola ala, con le altre furie blu, si placa un po' ma l'Italia non trova ne' la sponda di Toni ne' la velocita' di Gilardino. Ci prova Cassetti, la sua gran botta, al 44', sbatte sul ginocchio di Giorgallidis. Cambio campo, e Lippi non ritarda piu' l'ultima sostituzione. Gattuso per Toni, gli azzurri si riequilibrano. Buona la combinazione Camoranesi-Di Natale (5'), pescato pero' in fuorigioco. Funziona meglio Gilardino, in coppia con l'autore dell'1-0 azzurro che ci riprova al 10' con un destro a giro servito proprio dal compagno di reparto. Il nuovo assetto libera addirittura uno Zambrotta fino allora in grande sofferenza, dal suo piede all'11' parte un bel cross per la testa di Gilardino: la girata e' deviata in angolo. Non che ci sia da star tranquilli, visto il rinvio da brivido di Barzagli al limite dell'area, ma ora sono di nuovo gli azzurri di Berlino ad avere palloni buoni. Ne spreca uno enorme Gilardino (23'), solo in area su assist sporco di Gattuso; se lo mangia Barzagli sotto rete su Georgiallidis che non trattiene la punizione di Pirlo. Manca un quarto d'ora alla fine quando Dimitris rischia di far capitolare l'Italia: salta in velocita' Barzagli e Cannavaro, e, costretto ad allargarsi dall'uscita di Buffon, lo supera ma con un rasoterra troppo esterno. E' l'ultima folata di Cipro, la battuta al volo di Charalambides al 31' e' respinta in via provvidenziale da Barzagli, quella su angolo di Charalambous (36') va fuori di un soffio. Il terzino fa replay al 47', ma e' soprattutto Aloneftis a far tremare Lippi: la sua saetta di sinistro e' respinta di pugno da Buffon. Pare il saluto mesto per un pari che ricorda quello dei Campioni dell''83, identico 1-1. E invece il rinvio di Barzagli, il tacco di Gilardino, il pallonetto di Camoranesi, il tocco al volo di Di Natale. E sembra di nuovo il paradosso di un'Italia che non muore mai. Una brutta frattura alle costole per Fabio Grosso, che ora dovra' rimaner fermo per un mese; una dolorosissima lussazione alla spalla destra per Alessandro Gamberini, per il quale e' stata necessaria l'anestesia locale per la riduzione. E' la pesante diagnosi per i due azzurri usciti dal campo di Cipro-Italia nei primi minuti dell'incontro, e poi sottoposti ad accertamenti nell'ospedale di Larnaca sotto il controllo del medico azzurro, professor Enrico Castellacci. Grosso, uscito in barella visibilmente dolorante, ha riportato la frattura della sesta e settima costola: ora il giocatore dell'Olympique Lione dovra' star fermo per un mese. La diagnosi di Gamberini e' invece ''lussazione completa scapolo-omerale'', che gli e' stata ridotta in anestesia locale. Non e' stata ancora quantificata la prognosi, probabile che lo stop sia di un paio di settimane. Ora Lippi valutera' se chiamare dei giocatori in sostituzione degli infortunati, in vista del secondo impegno contro la Georgia mercoledi' prossimo a Udine. (ANSA)
 LO LASCIA E SI FA SUORA, MANIFESTO DAVANTI AL CONVENTO 'TI AMO' MONTECASSINO (FROSINONE) - E' partito da Alassio per raggiungere Montecassino nella speranza di riconquistare al sua amata. Che per
ò nel frattempo era entrata in convento. Così ieri un ragazzo ligure di 20 anni si è recato dinanzi al convento delle suore francescane nei pressi dell'Abbazia di Montecassino, per tentare di convincere la sua ex a riprendere la relazione. La ragazza, coetanea, lo ha lasciato un mese fa per farsi suora, e da allora è ospite in Ciociaria nel convento che si trova a pochi chilometri dall'Abbazia di Montecassino. L'ex fidanzato per convincere la giovane a non prendere i voti è partito dalla Liguria con il treno ed ha raggiunto il monastero tentando di parlare con lei. Che per
ò, tenendo fede alla sua vocazione, si è negata. Lui per tutta risposta ha affidato il suo messaggio d'amore ad uno striscione affisso dinanzi all'ingresso del convento: "Non volevo portarti via ma solo parlarti, perché ti amo". Le suore hanno subito tolto lo striscione. E ora si sono chiuse nel silenzio proteggendo la giovane suora. I residenti del posto, invece, "tifano" per il giovane innamorato che è disperato e ieri ha annunciato di fare follie pur di riuscire a riabbracciare la sua amata. (ANSA)  SCUOLA: TORNA IL 7 IN CONDOTTA, DOMANI IL DECRETO SCUOLA: TORNA IL 7 IN CONDOTTA, DOMANI IL DECRETO (dell'inviato Francesco Bongarrà) RIMINI - Gli studenti discoli e bulli delle scuole italiani sono avvisati: da quest'anno torna il voto in condotta. Domani infatti il Consiglio dei ministri esaminer
à un decreto legge che introdurrà da questo anno scolastico la valutazione specifica del comportamento degli studenti. L'annuncio del ritorno (dopo dieci anni; era stato infatti abolito nel 1998) del sette in condotta, insieme con quello dell'insegnamento dell'educazione civica arriva dal ministro dell'Istruzione Maristella Gelmini al Meeting di Rimini. Tanto il voto in condotta quanto l'educazione civica erano nel ddl sulla scuola che la Gelmini aveva presentato agli inizi di agosto. Tuttavia, il governo ha scelto la strada del decreto "per far s
ì che queste previsioni entrino in vigore fin da quest'anno scolastico: se si fosse seguito l'iter del ddl - spiega Gelmini - non sarebbe stato possibile rendere da subito efficaci le norme sull'insegnamento dell'educazione civica, una materia di primaria importanza, e sulla valutazione del comportamento, che rende un giudizio più completo dello studente". Un'accelerazione contro cui tuona, praticamente in tempo reale, il ministro ombra della Istruzione, Maria Pia Garavaglia, anche lei a Rimini con la Gelmini per un dibattito. "Siamo davanti - spiega - ad un'altra mortificazione del ruolo del Parlamento". A Rimini la Gelmini loda l'Authority per la verifica del rispetto degli impegni assunti dagli editori a non aumentare il costo dei libri di testo. "Non c'
é motivo - osserva - di rieditare ogni anno libri che restano sostanzialmente uguali. La matematica non cambia da un anno all'altro...". E manifesta un auspicio: trasformare le scuole in fondazioni, anche quelle pubbliche. "La scuola - ribadisce - è sempre e tutta pubblica. Registro che tra le scuole non statali molte sono costituite in fondazioni con ottimi risultati, spendendo molto meno per alunno rispetto agli istituti pubblici". Da qui l'auspicio. "Non è - sottolinea - una privatizzazione, ma una esaltazione dell'autonomia con la famiglia al centro del processo decisionale". Dicendo no a tetti nel numero di stranieri nelle classi, il ministro, poi, ribadisce che "migliorare la scuola non è un problema di risorse ma di progetto educativo". Che è "finita l'epoca della scuola intesa come uno stipendificio o come un ammortizzatore sociale". "La scuola - ragiona Gelmini con una metafora - è come una macchina con il motore rotto. Non é mettendo benzina che la macchina si aggiusta". Da qui la scelta di puntare su "autonomia, valutazione e merito", sulla semplificazione delle regole e sulla razionalizzazione della spesa. Azioni a cui punta un programma che il governo presenterà a Parlamento e parti sociali a settembre su cui il ministro auspica "un confronto con tutti, anche se alla fine sarà il governo a decidere sotto la sua responsabilità". Anche sulla revisione del reclutamento degli insegnanti. (ANSA)  DISASTRO MADRID: 153 MORTI, ANCHE UN ITALIANO MADRID - C'e' anche un italiano tra le vittime dell'incidente aereo di ieri a Madrid. Lo si e' appreso alla Farnesina. Si chiamava Domenico Riso e lavorava come steward per l'Air France dal 1997. Riso viveva a Parigi. Era di origine siciliana, della provincia di Palermo. E' di 153 morti e 19 sopravvissuti l'ultimo bilancio del disastro aereo all'aeroporto di Barajas, a Madrid. Dei superstiti, 4 feriti sono in condizioni molto gravi. A bordo del velivolo c'erano 173 persone, di cui venti bambini e nove membri di equipaggio. Tra la vittime dell'aereo Spanair ci sono tre francesi, come ha reso noto il ministero degli Esteri da Parigi, e quattro tedeschi, tutti parenti tra loro, provenienti dal Sud della Germania, come ha confermato la polizia della Baviera. Secondo quanto ha riferito all'ANSA un portavoce della Lufthansa, inoltre, sul volo si trovavano otto passeggeri con biglietto della compagnia aerea tedesca e non sette come annunciato ieri sera. Intanto, sono tornate alla normalita' le operazioni di arrivi e partenze all'aeroporto Barajas. Dopo il tragico incidente ieri le attivita' dello scalo avevano ovviamente subito rallentamenti e interruzioni. Da questa mattina ha ripreso a funzionare regolarmente. LA DINAMICA Il McDonnell Douglas MD-82 si era alzato in volo per 50 metri prima di precipitare. A fornire i dettagli sulla procedura di decollo, la seconda per il volo JK 5022 diretto a Las Palmas nella Canarie, e' oggi il ministro delle Infrastrutture, Magdalena Alvarez. In un'intervista alla radio nazionale spagnola, il ministro, ricordando che le cause del disastro potranno solo essere stabilite grazie alle scatole nere che sono state ritrovate, ha riferito che i tecnici della Spanair avevano dato l'autorizzazione al decollo dopo che il pilota dell'MD-82 aveva rilevato problemi. ''Il pilota era partito'', ha detto il ministro, ma prima di raggiungere la pista ''e' rientrato dopo aver avvertito qualcosa, qualcosa che sara' la commissione d'inchiesta a stabilire'', ha sottolineato il ministro e ha aggiunto che dopo aver avuto il via libera al decollo dai tecnici ''l'aereo e' decollato alzandosi di 200 piedi, circa 50 metri, poi e' caduto''. A una domanda sulla possibile negligenza da parte di Spanair, la Alvarez ha risposto: ''Non oserei mai dirlo io, saranno le scatole nere a permetterci di individuare le cause dell'incidente''. L'aereo MD82 della Spanair, volo JK5022, aveva imbarcato tutti i passeggeri e i membri dell'equipaggio, ed era pronto al decollo quando il capitano annuncia un ritardo per un problema tecnico non meglio specificato. Un'ora sulla partenza prevista, che slitta cos
ì alle 14.30 circa. Qualche passeggero riaccende il telefono cellulare per chiamare amici e parenti, " C'é un ritardo, forse ci cambiano il volo" - racconteranno poi le famiglie. Ma il velivolo, 15 anni in servizio, non viene sostituito: decolla come annunciato e qualcosa va subito storto: il motore di sinistra s'incendia, il capitano tenta l'atterraggio d'emergenza, l'aereo tocca terra, ma va fuori pista, il fuoco si espande e l'aereo si spezza in due. Il primo allarme delle autorità aeroportuali parla di "aereo in fiamme finito fuori pista al Terminal 4", ma nessuno può prevedere ancora le dimensioni della catastrofe, nemmeno guardando a quella colonna di fumo che diventa sempre più alta e densa. Ed è il fuoco che provoca il disastro: intrappolati nell'aereo, i passeggeri e i membri dell'equipaggio non hanno scampo, e i soccorsi non possono fare nulla finché il mezzo è incandescente, bisogna aspettare che la temperatura scenda, spiegheranno poi i soccorritori. Quando possono intervenire, non c'é più molto da salvare: solo 27 o 28 i superstiti (alcuni moriranno subito dopo). "Ormai non rimane più niente che possa somigliare a un aereo. E' un orrore, è tutto bruciato", raccontano due agenti della Guardia Civil. "E' la cosa più simile all'inferno che io abbia mai visto. I cadaveri ribollivano, e noi ci siamo bruciati cercando di raccoglierli", racconta un altro soccorritore. Sebbene ancora non vi siano versioni ufficiali sulle cause dell'incidente, molti puntano il dito contro la compagnia low-cost Spanair (una sussidiaria della Scandinavian airlines System, o Sas) che negli ultimi tempi aveva iniziato ad accusare i colpi del caro-gasolio, ed aveva annunciato una riduzione di personale di pi
ù di 1000 unità e un taglio a molte delle rotte. E' dallo scorso anno che la Sas sta cercando senza successo di vendere la Spanair, che nel primo semestre del 2008 ha perso 81 milioni di dollari. E poche ore prima del disastro, i piloti avevano minacciato di scioperare. BERLINO - La polizia federale tedesca (Bka) inviera' a Madrid esperti di medicina legale per aiutare le autorita' spagnole a identificare le vittime del disastro. Secondo quanto ha reso noto oggi una portavoce del ministero degli Esteri tedesco, infatti, la Spagna ha accettato un'offerta di aiuto da parte della Bka. Nessuna notizia, intanto, sulla nazionalita' dei passeggeri che ieri si trovavano sul volo dalla Spanair con un biglietto di 'code sharing' Lufthansa. Ieri sera, la compagnia aerea tedesca ha annunciato in un comunicato che sette passeggeri avevano un biglietto Lufthansa e quattro di essi si erano imbarcati in Germania. ZAPATERO: GOVERNO SCONVOLTO Il primo ministro Jos
é Luis Rodriguez Zapatero, rientrato a Madrid dalle vacanze ha tenuto una conferenza stampa all'aeroporto della capitale dicendo che il suo governo è "sconvolto". "Voglio trasmettere il mio dolore, il mio cordoglio e la mia solidarietà alle vittime di questo terribile incidente", ha detto, aggiungendo che la commissione d'inchiesta deve iniziare subito il suo lavoro per determinarne le cause. IL CORDOGLIO DEL PAPA CITTA' DEL VATICANO - Papa Benedetto XVI si e' detto ''profondamente addolorato'' per il grave incidente aereo e ha esortato il presidente della Conferenza episcopale spagnola e vescovo di Madrid, Antonio Maria Rouco Varela, al quale ha indirizzato un telegramma, di trasmettere le sue condoglianze ai familiari delle vittime. ''Il Santo Padre, profondamente colpito nell'apprendere la dolorosa notizia del grave incidente aereo avvenuto ieri nell'aeroporto di Barajas, che ha provocato numerose vittime e feriti - si legge nel messaggio, inviato tramite il segretario di Stato, cardinal Tarcisio Bertone - offre ferventi suffragi per l'eterno riposo dei defunti''. ''Al tempo stesso, prego Vostra Eminenza - afferma rivolto a Rouco Varela - che abbia la bonta' di far giungere la sincera pena di sua santita' Benedetto XVI ai familiari delle vittime, insieme ad espressioni di vicinanza spirituale, viva sollecitudine e desiderio di una rapida e completa guarigione dei feriti in questo tragico incidente''. ''Con questi sentimenti - conclude il telegramma - il sommo Pontefice, in questi momenti di tristezza, impartisce di cuore il conforto della benedizione apostolica, come segno di consolazione e speranza nel Signore resuscitato''. (ANSA)  ASSENTI MA TIMBRANO CARTELLINI: 8 LICENZIATI | |  GENOVA - Otto dipendenti Trenitalia, in servizio presso il deposito di piazza Giusti nel quartiere genovese di San Fruttuoso, sono stati licenziati dopo essere stati scoperti mentre si facevano timbrare il tesserino da un collega. La notizia è stata ha anticipata oggi dal Corriere Mercantile. Secondo la ricostruzione dei colleghi, gli otto operai avrebbero dovuto finire il turno di lavoro alle 14, ma avrebbero accettato di rimanere a lavorare per un intervento di manutenzione fuori programma, terminando poco prima le 16. A quel punto, sette di loro sono corsi negli spogliatoi e hanno lasciato i tesserini al collega con l'incarico di timbrarli. Il motivo di tanta fretta sarebbe stato prendere un treno per tornare a casa. Il collega è stato però scoperto dal capo reparto che ha sequestrato i tesserini ed il giorno successivo ha informato la direzione di Trenitalia. Gli otto dipendenti hanno cercato di spiegare di essersi assentati solo qualche minuto prima della timbratura del cartellino, inviando anche la relazione di servizio per il lavoro straordinario svolto. Ma per gli operai non c'è stato nulla da fare. Ognuno di loro ha ricevuto l'avviso di licenziamento con decorrenza immediata. AZIENDA: LICENZIAMENTI PER ROTTURA RAPPORTO FIDUCIA Il provvedimento di licenziamento, adottato da Trenitalia nei confronti di otto operai della Divisione Passeggeri Regionale della Liguria, e' giunto al termine della procedura prevista dall'articolo 7 dello Statuto dei Lavoratori e dal Contratto Collettivo Nazionale delle Attivita' Ferroviarie.
Lo spiega Ferrovie dello Stato in una nota precisando che ''la grave violazione accertata rappresenta una palese rottura del rapporto di fiducia che deve necessariamente intercorrere tra datore di lavoro e dipendente''. Trenitalia, si legge nel comunicato, ''ha pertanto provveduto, in conformita' con il contratto e come quindi avviene in qualunque altra azienda pubblica o privata, ad adottare la sanzione disciplinare prevista''.
Negli ultimi dodici mesi, prosegue Ferrovie, ''sono stati 35 i dipendenti del Gruppo FS che sono incorsi in licenziamento per violazioni gravi agli obblighi del contratto di lavoro. E' la linea dettata dal management di Ferrovie dello Stato ad aver imposto il massimo rigore nei confronti di coloro che vengono meno ai principi etici e ai fondamentali doveri sanciti dal contratto - aggiunge la societa' - Il tutto nell'assoluto rispetto di quanti lavorano ogni giorno con impegno e serieta' per il Gruppo FS e - conclude la nota - nella piena osservanza delle norme previste a garanzia e a tutela dei lavoratori''.
(ANSA) |
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